Forse io sono troppo ingenua o non abbastanza informata per esprimere opinioni ma quando vengo a conoscenza di qualcosa di interessante, qualche domanda, me la pongo.

Come probabilmente sapete, il giovedì alle ore 20, conduco Più Bemolle che Diesis su Studio Blue Radio.

A volte intervisto artisti, altre volte spazio in altri argomenti.

Intervista con AV Ferrara

Nella puntata del 7 dicembre, abbiamo riflettuto insieme a Lucia Bevilacqua, responsabile di Anonymous for the Voiceless di Ferrara, sul cibo e sullo sfruttamento animale.

Cover di Anonymous for the Voiceless - Movimento Attivisti Vegani

Ora, al di là delle proprie convinzioni, della propria sensibilità, della propria scarsa resistenza ai peccati di gola, su una cosa dobbiamo essere onesti: di trattare anime senzienti come meri prodotti industriali, non ne ha bisogno nessuno. Non è umano quello che accade nei macelli o negli allevamenti (di qualsiasi tipo e con qualsiasi finalità).

Avevo già intervistato attivisti vegani, che ringrazio di aver messo a disposizione il loro tempo per portare il loro contributo ai nostri microfoni, così come ringrazio Lucia, che ha fatto un’osservazione per nulla banale: ci accusano di essere estremisti ma cosa c’è di estremista nel chiedere il rispetto per la vita di un animale?

Lucia è una persona educata e che propone un discorso senza aggredire; di violenza ce n’è già abbastanza, di intelligenza mai troppa.

Io non sono vegana perché a tavola ho qualche problema a mettere d’accordo la ragionevolezza con le emozioni, ma quando sento fare battute prive di ogni spirito nei confronti dei vegani, come se fossero tutti dei deficienti o delle mamme pancine, la rabbia mi sale, ma taccio… finché non sbollisco e argomento.

Nascondersi dietro la tradizione culinaria, come se fosse qualcosa di inviolabile e che non deve essere a pari passo con la società che cambia, mi sembra confondere la storia con un pensiero conservatore.

Siamo nel 2023. Diamoci un’occhiata attorno.

Intervista A Lucia Bevilacqua per AV Ferrara

Ascolta “Più b che # di Giovanna Cardillo del 7.12.2023” su Spreaker.

Guardiamoci attorno e stiamo calmi.

Appunto… e quasi mi pento.

Non è umano condire di crudeltà le nostre azioni ma qualcuno lo ignora.

Credo siano poche le persone che non sono venute a conoscenza della sorte toccata al povero gatto Leone, venuto a mancare per le condizioni troppo gravi.

Credo che al momento sia finito nel bel mezzo di un ciclone mediatico che, se da una parte è bene perché si porta l’attenzione sul tema importantissimo delle violenze ai danni degli animali, dall’altro purtroppo c’è gentaglia che ci specula, aggiungendo altra tristezza a quella già data dagli eventi.

Gli animali subiscono le cose peggiori, troppo spesso.

Leone è stato ritrovato agonizzante con orribili ferite da sguainamento, ovvero spellato. Le indagini, così come l’autopsia, sono in corso ma sembrerebbe per mano dell’uomo.

Quale pazzo di questa portata sia in circolazione, forse sarebbe davvero il caso di saperlo.

Ma metto in pausa per un momento la mia ormai radicata diffidenza per i miei simili.

Leggendo le innumerevoli reazioni a questa sciagura, mi imbatto in un’osservazione di una veterinaria, per altro supportata da altri professionisti del suo campo.

Ha spiegato che, probabilmente, Leone potesse essere vittima non di torture ma di un motore di automobile, o qualche semiasse che lo ha conciato in questo modo. Le ferite corrisponderebbero alle conseguenze che deriverebbero da traumi simili.

Onestamente non lo sapevo.

Osservava anche che le ingenti taglie promesse per ritrovare i colpevoli, potevano essere messe a disposizione ad attrezzare meglio gli ambulatori Asl dedicati al salvataggio di queste anime, permettere ai veterinari di avere a disposizione più mezzi per fare il loro lavoro.

Sarebbe meraviglioso se anche per gli animali non fosse vitale capitare nella famiglia che può permettersi economicamente di curarli a dovere.

C’è un mondo intero di brave persone che si adoperano come volontari e professionisti per aiutare gli animali bisognosi.

Ma il classismo lo mettiamo ovunque e quindi, anche per gli animali, c’è la serie A e la serie B, c’è chi può e chi non può. Dovremmo ringraziare e supportare chi si mette in prima linea a fare qualcosa per renderci una realtà più civile: quanti Leone, quanti animali d’allevamento, quante umiliazioni dobbiamo ancora infliggere per ritenerci soddisfatti?

Leone ha avuto una fine orribile e soprattutto dolorosissima, che non meritava, e così, nella violenza più schifosa, miliardi di animali finiscono i loro giorni… giorni già segnati da una non vita; chi per finire in un piatto, chi per finire in un laboratorio, chi per finire sul collo di una giacca o chissà che altro.

Come dicevo, io sono ingenua, ma davvero a concepire certe dinamiche non ci arrivo.

Faccio una domanda: non potremmo tutti fermarci un momento e capire che di umano, in tutta questa violenza gratuita, non c’è nulla?